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In "Il sogno della camera rossa" – uno dei quattro romanzi “straordinari” della Cina classica – Cao Xueqin costruisce uno dei più formidabili romanzi mai scritti: un libro che è insieme storia di una famiglia, romanzo d’amore, compendio della vita aristocratica e meditazione sul declino. Al centro del romanzo si muove Jia Baoyu, erede inquieto destinato fin dall’inizio a vivere sotto il segno dell’eccezione, ma riluttante ai doveri del suo rango, più attratto dalla poesia, dalla compagnia femminile e dall’intensità della vita interiore che dall’ambizione sociale. Attorno a lui si raccoglie il vastissimo universo della famiglia Jia, con i suoi giardini, padiglioni, servitori, matrone, fanciulle, poeti, monaci, intrighi domestici, feste, matrimoni, lutti, dissipazioni e tutte le regole, i fasti, i segreti, di questo mondo fragilissimo, dove tutto sembra splendere e già insieme disfarsi. Accanto a lui si impongono due figure indimenticabili: Lin Daiyu, fragile e acutissima, capace di trasformare la malinconia in intelligenza del mondo; e Xue Baochai, armoniosa, composta, apparentemente padrona di sé e del proprio destino. Ma il romanzo non si esaurisce nel triangolo amoroso. La vera materia del libro è il consumarsi di un intero ordine sociale dove nulla è accessorio e tutto contribuisce a rendere visibile il lento disfarsi di un mondo; il vero protagonista del romanzo è anche il tempo: il tempo che consuma una casa illustre, che sbiadisce il privilegio, che incrina la solidità delle gerarchie e trasforma la bellezza in memoria. Cao Xueqin costruisce così un’opera smisurata e finissima, dove la precisione del dettaglio quotidiano convive con la dimensione allegorica e metafisica. Nessun personaggio è soltanto funzione narrativa; ciascuno ha voce, ritmo, desiderio, memoria. Nessun gesto è puramente ornamentale; ogni cerimonia, poesia, dono, colloquio o silenzio partecipa alla lenta trasformazione del destino. Il sogno della camera rossa è anche una meditazione sul carattere illusorio dell’esistenza, sul legame fra passione e sofferenza, sul mistero per cui ciò che più amiamo è anche ciò che più irrimediabilmente perdiamo. Il risultato è un’opera che non solo restituisce un mondo, ma lo interroga nella sua verità più profonda: quella per cui ogni splendore è precario, ogni affetto è esposto alla perdita, ogni esistenza si muove entro il confine sottile fra desiderio e illusione. La traduzione integrale curata da Vincenzo Cannata, restituisce al lettore tutta la potenza, la finezza e la vertiginosa bellezza di un classico assoluto. Prefazione di Isabella Doniselli Eramo.
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